Retrospettiva Satyajit Ray

Conversazione su Satyhajit Ray

90 min.
Conversazione su Satyhajit Ray

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Proiezioni
Casa del Cinema
18/10/2020 18:00
Reservation

Film Sinossi
La retrospettiva della quindicesima edizione della Festa del Cinema, a cura di Mario Sesti, sarà dedicata a Satyajit Ray, considerato uno dei maggiori cineasti della storia della settima arte.

Da un punto di vista cinematografico, il mix di attori non professionisti e robusti interpreti, la pregnanza del paesaggio e l’aura carismatica dei corpi, la concentrazione sui bisogni primari della fame e della centralità della famiglia e della solitudine, di un passato remoto e della modernizzazione incombente, rendono l’opera di Ray simile a una sorta di anello mancante tra quella di Rossellini e quella di Pasolini. Prima che la politica degli autori in Europa deflagrasse nella nouvelle vague, Ray, dalla fine degli anni ‘50, diventa non solo sceneggiatore e regista dei suoi film ma anche compositore. Partecipa all’arredamento e alla costruzione delle scene attivamente come Welles a quelle dei suoi film, essendo un romanziere professionista e un artista grafico di levatura, completa i copioni e li illustra con disegni ad accompagnare i dialoghi. Ray, la cui importanza nella cultura indiana è più vasta di quanto possiamo immaginare, ha saputo innanzitutto lavorare sul cinema come il più sincretico dei linguaggi, senza rinunciare all’eccellenza europea di maestri come Renoir (con cui lavorò) o alla più profonda cultura indiana affondando profonde radici nella musica, nella raffinatezza visiva, nell’antropologia. Il torpore, l’apatia, il silenzio sono gli strumenti principali che i suoi personaggi usano come difesa nei confronti dell’avversità e dell’ingiustizia, di un conteso ostile e di ambizioni irrisolte, una strategia che appartiene all’Asia e che l’Occidente non riconosce. Ma la libertà con la quale ha saputo attingere senza riserve al cinema, alla letteratura, alla musica, a raffinati stili d’illuminazione e notevoli attori, parla di un artista senza limiti e frontiere che inventa con disinvolta sicurezza una lingua unica e mirabile.