The Rome Eight
Hannu Salonen Germania, Slovacchia 2026 124 min
16 ottobre 21:00
Festa del cinema
Sinossi
Fine anni ’50. Ratzeburg è una piccola località della Germania Ovest vicina al confine con l’Est, nonché l’ultimo posto al mondo dal quale aspettarsi una rivoluzione sportiva. Il professor Karl Adam ha di fronte a sé una generazione di giovani senza padri, degli spostati che non sanno che fare di tanta rabbia e senso di colpa irrisolto: Adam li organizza in una squadra di 8 vogatori con uno scopo. Intanto, la guerra fredda si aggrava e Roma 1960 si avvicina.
NOTA SUL FILM
Pur inserendosi nel solco del cinema sportivo classico, Hannu Salonen piega i codici del genere per uno scandaglio etico e civile della Germania dell’epoca individuando nello sport uno strumento capace di unire una collettività: il sincronismo della vogata e il ritmo condiviso dei remi trascendono la dimensione agonistica, facendosi immagine di una generazione chiamata ad affrontare i fantasmi della Storia e a ritrovare una rotta comune.
NOTE DI REGIA
Mi ha affascinato fin dall’inizio la natura multidimensionale di questa storia: un’avventura sportiva, un dramma di outsider e il racconto di un Paese in trasformazione. La Germania del dopoguerra guarda al futuro, ma non riesce a liberarsi del passato: la divisione tra Est e Ovest si fa più profonda e vecchi schemi continuano ad agire sotto la superficie. Al centro ho messo Karl Adam, una figura contraddittoria, segnata dal proprio tempo ma animata dalla volontà di costruire qualcosa di nuovo. Volevo che questa instabilità diventasse anche una forza cinematografica, che dinamismo, energia e incertezza fossero percepibili in ogni inquadratura. The Rome Eight racconta così il difficile risveglio di un Paese e l’impresa quasi incredibile di una squadra che scopre di poter diventare grande soltanto imparando a remare all’unisono.
Regia
Hannu Salonen
Nato in Finlandia, Hannu Salonen ha sviluppato il suo percorso cinematografico tra culture e prospettive diverse. Nel 1993 ha iniziato gli studi di regia alla dffb di Berlino, diplomandosi con Downhill City (1999), premiato ad Angers come miglior esordio europeo. Ha spaziato dal crime ai drammi storici e alla satira, distinguendosi per uno stile elegante e per la capacità di affrontare storie che superano i confini del genere. Tra i suoi lavori figurano Oktoberfest 1900, Arctic Circle, Turmschatten, Vienna Game e Ich bin Dagobert.